giovedì 17 aprile 2014

La dura verità

Appena sei convinta di poter tornare a tirare un respiro di sollievo, già sai che durerà troppo poco per poter arrivare a fare quello profondo, a pieni polmoni, come uno sbadiglio fermato sul più bello.
Gli sbadigli, però, quelli vengono sempre fino infondo, accompagnati pure dalla lacrimuccia e il suono da orso che si risveglia dal letargo di sottofondo.

Non so per quanto ancora potrò stare in tranquillità, i giorni di vacanza di Pasqua sono sempre (stati) troppo pochi, poi c'è chi anche nella settimana di silenzio didattica se ne frega e continua a far lezioni, e facendo due calcoli (di quelli facili) non si arriva mai nemmeno alla settimana piena di stop. E che non si possa aver una settimana senza nè esami nè lezioni, è fastidiosamente irritante. Quando si può fermare uno veramente? 
Quando trovare quel tempo per fare le altre cose che dovresti fare, quelle che vorresti fare, ma sì, persino per non fare assolutamente nulla -che nel mio caso si riduce a gironzolare per blog, salvare duemila ricette che molto probabilmente non riuscirò mai a rifare, leggere se fuori c'è il sole e guardare telefilm-?
So che sta diventando un po' un ritornello ormai, ma mettere sempre infondo alla lista quelle attività che meriterebbero i posti d'onore è sempre più una scocciatura. Sicchè si cerca di incastrare tutto, ma ci si ritrova a esser continuamente di corsa, a riuscire a fare un po' tutto ma a non dedicare veramente a nulla l'attenzione che vorresti, a ritrovarti a fine serata con le gambe stanche, i piedi doloranti e la palpebra che cala, ma mica puoi andar a dormire presto, che le ore serali vanno sfruttate, son preziose, a costo di rinunciare alle ore di sonno perchè la mattina o ti devi svegliar presto, o ti svegli presto comunque, perchè non c'è tempo di rigirarsi tra le lenzuola e provare a riaddormentarsi, che il mattino ha l'oro in bocca.

Nonostante debba rinunciare (ma neanche troppo eeh, diciamoci la verità) a mettere il muso fuori casa un po' più spesso durante il periodo degli esami, devo dire che la reclusione forzata non mi dispiace affatto, che mentre quando ho le lezioni sono costretta a stare fuori casa spesso fino a sera e mettere da parte la cucina, in questi periodi posso invece dedicare anche un tempo minimo alle preparazioni, che nonostante possano essere spesso messe in piedi in quattr'e quattrott'otto sono sempre almeno mezzo milione meglio che mangiare la pasta al pomodoro e i fagiolini bolliti della mensa.

Se la cena può essere un po' più curata, quella delle preparazioni un po' più lunghe, al pranzo non dedico in effetti molto tempo, se sto studiando è probabile che mi fiondi in cucina all'ultimo e che venga guidata dall'ispirazione che scaturisce dalla sola osservazione di ciò che il frigo offre per cominciare la composizione. 
Spesso cerco di mangiare qualcosa di crudo, o frutta, o di evitare comunque cereali o farinacei, così da accelerare i tempi, ma anche evitarmi il fastidioso abbiocco del post-pasto, dato che in effetti l'energia dopo un pasto non cotto è sicuramente maggiore.
Siccome è qualcosa che non pensi prima, quando ti accorgi in corsa che quello che stai mettendo su potrebbe poi non esser tanto male da pubblicare comincia a diventare un problema, parti alla ricerca della macchina fotografica lasciando la cucina in delle condizioni che neanche dopo le peggiori feste organizzate quando i genitori sono via nei più stupidi filmini made in usa (e anche il finale è uguale, perchè dopo ti ritrovi a dover ripulire tutto da sola prima che qualcuno torni ), cerchi procurarti alla bell'e meglio un telo da stendere sul tavolo fuori sempre ricoperto (nella migliore delle ipotesi) da resti di travasi di piante o mangime per le galline, che quindi devi pulire cercando nel frattempo di farti spazio e non far cadere le mille cose che hai in mano tra borse della palestra (ovviamente non mie), sacchi di terriccio, arnesi da muratore (questi invece sono miei. no, sto scherzando!) e altre simpaticissime suppellettili che solo le migliori case di campagna possono vantare.
Poi c'è anche il sole che batte a tutto fuoco a quell'ora, parliamone, ma dentro è troppo buio, fuori c'è troppa luce, non ci sono tavoli o assi che tengano da spostare in luoghi strategici, non ci sono cavalletti che ti evitino di proiettare la tua ombra sul piatto di pasta, non parliamo di pannelli che non so nemmeno cosa siano.
Ecco che, no, non puoi nemmeno dire "ora finalmente è ora di pranzo, mi rilasso un po'".



venerdì 11 aprile 2014

Baldoria! e hangover

Con un esame alle spalle e uno che mi aspetta tra poche ore (e pure uno che mi aspetta martedì, per cui non ho ancora cominciato a studiare, ma a questo ci cominciamo a pensare domani) trovo un po' di tempo per rispuntare e magari dire pure due parole sulla giornata di domenica, prima che si trasformi in un ricordo lontano. 
Per il momento, ancora, è tutto vivido e fresco nella mia mente, volti, gesti, profumi, parole. 
Come tutte le cose belle, vorresti prolungarla all'infinito, vorresti ripeterla più spesso, perchè quella del Raduno delle pentole felici, organizzato da Felicia, la Ravanella e Annalisa, in cui si sono riunite blogger e non, vegani e simpatizzanti intorno a una  due tavole di ogni ben di dio, è quel genere di situazione, per me almeno rarissima, in cui sei felice di essere dove sei e non vorresti essere da nessun'altra parte al mondo.
Dopo la timidezza e l'imbarazzo iniziale, ci è voluto pochissimo perchè cominciassi a sentirmi a mio agio, perchè tra uno spaghetto crudista di daikon e un cassone romagnolo, si cominciassero a scambiare racconti ed esperienze, molte, pur cambiando i soggetti, anche in comune. Scene di vita vissuta, frasi, obiezioni e pareri non richiesti che tutti abbiamo sentito almeno una volta, che ti fanno sentire quello diverso in mezzo ai "normali" nelle circostanze quotidiane, ma che rivoltano completamente la situazione quando messe così in condivisione.

Molte persone le vedevo per la prima volta, altre le conoscevo (virtualmente) superficialmente, altre ancora invece le seguivo (e ammiravo) da un bel pezzo, e non nascondo che l'emozione di rompere finalmente la barriera dello schermo e incontrarle di persona era tanta. Ma non credo sia un caso se sono state anche le persone con cui ho passato più tempo e con cui ho sentito di avere molto di più di dire. Penso sia una conferma che i legami che si costruiscono attraverso il blog, quelli che anche da qui sembrano più stretti di altri, trovano poi la stessa risposta nella vita reale.
Insomma, l'istinto, le sensazioni "a pelle", quelle persone che ti erano piaciute leggendo tra le righe, sono le stesse con cui ho avuto più piacere di spendere del tempo.
Davanti a tutto quel cibo bello, vario, colorato, ma soprattutto senza crudeltà credo di aver perso un po' il controllo. Penso proprio di essere riuscita ad assaggiare quasi tutto, considerando anche il panierino che mi son fatta da portare a casa (dopotutto non potevo proprio permettere che ci fossero cose che non avevo assaggiato!). Continuavo a riempire felicemente il mio piatto di fronte allo stupore di molti, ricordando quanto mi fossero sempre piaciuti i buffet.
Vero è che perlopiù era tutto a base di farina e patate, pasta, torte salate o schiacciatine che fossero, e  come per ogni esagerazione, poi arrivano i postumi :D
E viene di conseguenza la necessità di rimettersi un po' in riga. Io ho dovuto cominciare dal giorno dopo, che quando mi è tornata fame la sera era ora di cena ed ero in treno, e non avevo altro con me che i resti del pranzo (fortunatamente!).
Il giorno seguente è venuta spontanea la voglia di cibo semplice, naturale, crudo.





Ho preparato in quattr'e quattr'otto questo piatto, e come si potrà facilmente evincere, fotografato altrettanto velocemente, dato che non era stato pensato prima, ma visto che Salutiamoci del mese, ospitato da Annalisa ha come ingrediente principale gli spinaci, ho pensato che la non-ricetta sarebbe stata perfetta per la raccolta.
A pensarla prima avrei messo qualche accorgimento in più nella preparazione e presentazione, ma io l'ho adorata così, semplice semplice ma davvero soddisfacente. Non vedo l'ora di provarla con qualche altro condimento, ma per la prima volta mi son voluta mantenere fedele alla tradizione: trofie+pesto ;)



martedì 1 aprile 2014

Anno nuovo...

Capita che il periodo del compleanni sia sempre un po' tormentato da riflessioni di tipo esistenziale e escatologico, e anche quest'anno in effetti non sono mancate.
Non che i 21 mi abbiano mandato in crisi come i venti, che quelli proprio mi turbarono parecchio, però son momenti in cui volenti o nolenti ti metti a tirar le fila, a tornare indietro a cosa hai fatto in rapporto a quello che avresti voluto o potuto fare, e cercare di capire come adoperarti, siano gli obiettivi cambiati o rimasti gli stessi, per realizzarlo.

Il punto principale quindi è senza dubbio capire se si hanno degli obiettivi.
Ecco, fino a poco tempo fa avrei detto che no, non avevo la minima idea di dove stessi andando, che preferivo neanche pensarci, per non inquinarmi il presente con pensieri ansiogeni. Però capita anche che così finisci per vivere un presente spersonalizzato e spersonalizzante, in cui vai avanti per inerzia e per dovere, mentre cominciare a guardare un po' più a lungo raggio è alla fine utile anche per costruire ogni tassellino del presente in funzione di quel che vorresti fosse il tuo futuro, e quindi, presumibilmente, ma non obbligatoriamente, facendo ciò che hai scelto di fare, quello che davvero ti rende felice e ti soddisfa. Fortunatamente da questo punto di vista sono sempre stata lasciata totalmente libera di (pensare a come) realizzarmi, senza pressioni o grosse aspettative di alcune sorta.
Come dicevo qualche post fa, ormai credo di averlo anche solo a grandi linee capito, e non è facile andare avanti a fare quello che fai ignorando i richiami dal mondo esterno, che bussa sempre prepotentemente alla tua porta, per continuare quel percorso che non è più (o forse non è davvero mai stato) fonte di tanto interesse, nè di sbocchi, ma solo accumulatore di fatica e ladro di tempo che potrebbe esser speso in modi che davvero ti rendano serena.
Quando sei andata avanti la maggior parte della tua vita a fare le cose per solo dovere, o per esclusione, e finalmente trovi quel che potrebbe trasformare una mera esistenza in una Vita, eh,  è un peso continuare a sentire degli obblighi, e sentire di doverli comunque mettere al primo posto. In tale clima di riconsiderazioni, ci si è infilato pure di mezzo l'ottenimento della residenza universitaria chiesta ormai quasi dieci mesi fa, che mi viene a scombussolare un periodo già di per sè non dei più tranquilli. Posso dire con certezza che ciò che mi spinse a fare richiesta, è proprio quel senso del dovere di cui parlavo poco fa, -"è un'esperienza che una persona normale di solito fa"-, perchè da parte mia, non ho mai avuto alcun desiderio di trasferirmi in una piccola camera condivisa lasciando casa mia, la mia cucina, i miei elettrodomestici e gingilli per cucinare, il mio armadietto personale con i miei ingredienti (e per me non è affatto un aspetto secondario, ma anzi), le mie abitudini, la mia routine a cui è vero che sono troppo attaccata ma. 
Ma per quanto difficile sarà in ogni caso, è qualcosa a cui puoi pensare di rinunciare quando ti appresti a lanciarti in quel qualcosa che sai che è quel che fa per te, quello che hai cercato e desiderato. Non se quel che stai andando a fare è dare priorità a quella che al momento è l'ultima della tue priorità. Anche se dovrebbe. E allora è un serpente che si morde la coda.
Insomma devo ancora valutare, l'ansia è parecchia, la motivazione inesistente, e il sacrificio diventerebbe ancora più grande che fare ogni giorni avanti e indietro tra due città. Tra i buoni propositi c'è anche quello di superare antiche paure e provare cose nuove, ma, questa??



 Situazione confusionale che solo il tempo potrà risolvere a parte, credo di essere arrivata a un punto della mia vita in cui posso dire di essere sostanzialmente contenta di essere come sono. Posso affermare di essere arrivata a conoscermi (quasi) fino in fondo, soprattutto grazie al confronto con le persone con cui -superficialmente- intreccio rapporti ogni giorno, confronto che fino a poco fa mi tormentava, palesando quanto diversa fossi da tutti i miei coetanei, quanto, allora credevo, sbagliata. Mi laceravo al pensiero di non essere circondata da amici, di non uscire a divertirmi come la maggior parte dei coetanei fa, fino al momento in cui non ho capito che quella che decideva, ero io. Che forse non volevo essere davvero così. Che forse sono sempre stata davvero un po' solitaria, anche quando non ero sola. Ma quando lo sono diventata, il vuoto è diventato schiacciante, facendomi sentire inadatta e di troppo. 

Adesso sono contenta di essere così, di non aver paura di rimanere da sola con me stessa, di non aver bisogno di aggrapparmi a qualcun altro (tranne uno?), per sentirmi completa, per non avere paura, per sopravvivere. Non invidio più nessuno, non invidio più quello che non ho e che non ho avuto, nonostante sia decisamente di più di quello che ho avuto. Non guardo più agli altri pensando che siano come avrei voluto essere. La verità è che non lo sono e non ho voluto esserlo.

Sto sempre più rendendomi conto che il mio mondo è fatto di piccole cose, che non è sbagliato se il mio concetto di divertimento è diverso da quello della maggior parte delle persone, se mi basta un giro tra bancarelle di cibo quando c'è il sole per stare bene, se mi basta giocare con la forma le nuvole in un giorno di cielo sereno per pensare che la vita è bella, se mi basta una canzone che non sentivo da tanto per farmi tornare il sorriso, se mi basta avere delle persone con cui condividere tutto questo, anche se solo virtualmente, per poter dire che ho delle amiche.


Spero di riuscire sempre più ad avere quel coraggio che mi manca, quello che mi fa buttare nelle esperienze sì, ma quelle che davvero mi interessa di fare, e allo stesso tempo il coraggio che mi induce a dire no a tutto ciò che farei per mille altre ragioni che non siano la mia unica volontà.



Vedete, che nemmeno il compleanno posso festeggiare come le persone normali. 
Eccetto che per la torta. Eh, Quella sì, ci deve essere e deve essere rigorosamente di quelle che se non fosse il tuo compleanno, non prepareresti mai. Un regalo che ti devi. E che solo tu puoi azzeccare perfettamente. Quando ho visto questa per la prima volta, ho sentito un brivido. Sembrava che fosse stata concepita apposta per me, cioccolato, anacardi, cocco, niente zucchero, una base insolita e rustica allo stesso tempo, una crema confortante e peccaminosa. L'avevo trovata.
Torta tutt'altro che light, non ho potuto trattenermi dall'alleggerirla un po', diminuendo l'olio di cocco sia nella base che nella crema, dove l'ho sostituito parzialmente con del latte di cocco, e dal ridurre il dolcificante della crema, di parecchio in realtà, perchè sospettando che sarebbe stato troppo per i miei gusti ho assaggiato mentre preparavo e mi sono fermata quando avevo raggiunto il grado di dolcezza desiderato.
Il risultato è comunque un dolce nient'affatto leggero, ma che sfida a tal punto la tua forza di volontà, che se riesci a mangiarne una sola fettina, è perchè qualcun altro l'ha spazzolato prima di te.



Chocolate espresso mousse cake
per la base:
nocciole spellate: 100 g
fiocchi d'avena (gluten free o di riso se siete celiaci): 150 g (100+50)
olio di cocco*: 30 ml
sciroppo d'acero: 2 cucchiai
malto di miglio: 1 cucchiaio abbondante
acqua: qb (2-3 cucchiai)

*nella ricetta originale 60 ml di olio di cocco al posto dell'acqua



Per prima cosa tritare finemente, a farina, 50 g di fiocchi d'avena, per poi metterli da parte. Inserire nel robot le nocciole e tritarle finemente (non è un problema se tirano fuori un po' di olio), aggiungere quindi i fiocchi precedentemente tritati, l'olio di cocco sciolto a bagno maria, lo sciroppo d'acero e il malto e far andare le lame finchè non comincia a stare insieme. Aggiungere anche i fiocchi d'avena lasciati interi e processare per tritarli, ma non tanto da ridurli in farina, quindi aggiungete acqua quanta basta per far stare tutto il composto insieme. Porre l'impasto sul fondo di una tortiera a cerniera da 25 cm imburrata con olio di cocco solido e schiacciare appiattendo bene. Bucherellare il fondo e cuocere a 180° per 12-13 minuti, finchè i bordi non sono leggermente dorati.

per la crema:
anacardi ammollati per almeno 4 ore: 200 g
sciroppo d'agave/sciroppo d'acero*: 100 ml in tutto
olio di cocco**: 60 ml
panna di cocco da cucina (o latte di cocco full fat)**: 80 ml
cacao amaro in polvere equosolidale: 30 g
cioccolato fondente biologico al 71%: 70 g

estratto di vaniglia: 2 cucchiaini
caffè in polvere: 1 cucchiaino raso
sale marino integrale: un pizzico
fiocchi di cocco essiccato bio: qb per la decorazione


*175 ml di sciroppo d'acero nella ricetta originale
** 125 ml di olio di cocco nella ricetta originale



Scolare gli anacardi e porli nel boccale del minipimer insieme alla vaniglia, all'olio di cocco sciolto, al latte di cocco, il cacao, il cioccolato sciolto a bagnomaria, un pizzico di sale e i dolcificanti e frullare fino a ottenere un crema liscia, ci potrà volere un po'. Aggiungete anche la polvere di caffè e assaggiate, valutando se aggiungere altro sciroppo di agave o di acero secondo il vostro gusto. Per me era perfetta così amando sentire pienamente il sapore del buon cioccolato, che si perde se si usa troppo zucchero.
A questo punto sistemare la crema sulla base, livellando la superficie, e decorare con i fiocchi di cocco. Riporre in congelatore, e dopo due ore coprirla con un foglio di pellicola.
Io l'ho lasciata in congelatore tutta la notte, e l'ho rimossa il giorno dopo circa due ore prima di servirla, facendola scongelare in frigo.

Solo..provatela, e mi amerete ♥. 


venerdì 28 marzo 2014

Variazioni sul tema: porridge e colazione

So che mi avevate data per dispersa, ma non vi sto nemmeno a raccontare il periodo folle in cui mi trovo, avendo al momento non solo da seguire le lezioni, ma da preparare contemporaneamente anche gli esami per la sessione straordinaria di aprile. E come si fa? Eh, male, si fa. Ho le ore letteralmente contate, non sarebbero previste distrazioni e deviazioni ma non sono una macchina (e soprattutto domani è il mio compleanno, e i prossimi giorni volente o nolente li dovrò passare a preparare il menù per il pranzo di domenica), e un po' di tempo per me ho bisogno di prendermelo.
E lo faccio oggi, ricominciando dalla colazione, per l'ora di merenda. Fila tutto, no?!

La colazione. Mi sembra di aver capito che sia il pasto preferito della maggior parte delle blogger, o comunque, un pasto da non sacrificare e a cui dedicare la stessa attenzione di tutti gli altri.
Anche per me il discorso non cambia. Avendo saltato la colazione per quasi tutti gli anni del liceo per motivi poco nobili, da quando ho dovuto cominciare a reintrodurla, dapprima forzatamente, non sono poi più riuscita a farne a meno. 
Tanto che, anche nel finesettimana, quando mi capita di dormire un po' più a lungo perchè la sera prima sono tornata tardi dal lavoro, non riesco a saltarla, e finisco per arrivare naturalmente senza fame a pranzo.
Non voglio suscitare le ire di nessuno, ma mi sembra comunque anche opportuno fare delle precisazioni. Quello che la colazione debba essere abbondante e ricca, è in realtà, un po' un mito da sfatare. Immaginate quello notturno come un piccolo digiuno, in cui il metabolismo si è addormentato e non è preparato ad accogliere delle bombe caloriche come quelle che spesso si introducono di prima mattina. Ignorando le colazioni inglesi e americani che sarebbero da dichiarare illegali, la cosa più sbagliata che si possa fare a stomaco vuoto è sicuramente bere il caffè, a cui seguono zuccheri raffinati o alimenti troppo elaborati o industriali. Quindi sì, anche la torta fatta in casa con tanto amore non è proprio l'ideale. Sarebbe da preferire lo zucchero semplice della frutta, ancora meglio se sottoforma liquida, quindi sì a acqua e limone, spremuta, succhi o frullati. Come vi ho già detto qua è là, per quanto mi riguarda è difficile che mi vada di mangiare frutta a colazione, a parte che casa mia è una ghiacciaia e la mattina quando mi sveglio tutta imbrividita l'unica cosa di cui ho voglia è un orzo bollente, ma in generale se appena sveglia ho poca fame trovo meno impegnativo e più appetibile sgranocchiare due o tre biscotti. Sono riuscita però a cambiare notevolmente le mie abitudini mattiniere, che se prima cappuccino e biscotti erano il pane quotidiano, ora non ne mangio quasi più (probabilmente dopo anni mi saranno venuti a noia), e alterno invece yogurt con frutta fresca e secca a pancakes, a cereali, a cremine di frutta, dolci fatti in casa e così via. 
Neanch'io sono esemplare a questo proposito, ma va detto che per molte di (voi,noi?) la colazione è forse uno dei pochi momenti in cui potersi concedere un dolce senza sensi di colpa, e non credo sia giusto doversene completamente privare.
Quindi quello che si può fare, è trovare un compromesso.

Ho voluto preparare un porridge particolare, in cui l'ingrediente principale non sono i classici fiocchi d'avena bensì la quinoa, alimento principe di Salutiamoci di marzo, ospitato da Gocce d'Aria, senza dolcificanti aggiunti se non quelli della frutta.
La base si può ovviamente arricchire con quello che più ci piace, io ho usato cocco e banana ma quando sarà stagione nulla ci vieta di usare fragole, frutti di bosco, o ciliegie (ho già l'acquolina!).
Poi se ve lo volete fare a merenda, oh, chi sono io per fermarvi! ..Io lo mangio praticamente sempre per cena ;)


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